lunedì 9 maggio 2005

SONO SOLO CANZONETTE?


 


 


 


Una persona del coro mi ha chiamato. Mi ha raccontato delle cose. Ha dato un contesto a delle parole che mi hanno chiuso lo stomaco per tre giorni. Ha, di fatto, ridimensionato la portata delle parole del maestro. Eppure.
eppure, non so.
mi sarebbe piaciuto che a cercare il chiarimento spiegandomi le cose fosse stata la stessa persona che mi aveva ferito, in fondo solo chi ci ha fatto piangere può consolarci veramente. Mi sento ancora abbastanza ferita e abbastanza sola. Le coincidenze che in questi giorni si erano affacciate nella mia mente ci hanno messo un tarlo che fatica ad andarsene.
la cosa ha però, di fatto, spostato il peso della decisione da prendere tutto dalla mia parte. E non so cosa fare. Se dar retta alla parte di me che ha sanguinato un bel po’ o quella che attraverso il canto è sempre stata qualcosa di diverso.
sto cercando di capire quale delle due parti è più importante assecondare. Da una parte l’orgoglio ferito e la spiacevole sensazione di aver creduto in qualcosa che non ha creduto in me, dall’altra l’emozione che la musica riesce a darmi. Forse per capire devo analizzare veramente quanto per me la musica, l’espressione vocale di un brano, siano importanti.
sono tornata alle origini, ascoltando i matia. La prima volta che mi emozionavo per una voce. Non per le parole o la musica. Era la voce che mi comunicava qualcosa. E, allora, quella voce era così simile alla mia. Coi miei acuti, con la voce ad una punta di spillo, mi ero sempre ritrovata a cantare per gli altri, mai con gli altri. In quel momento ho scoperto che c’era qualcuno che potevo prendere a riferimento, c’era qualcuno che cantava le mie stesse note. Mi mancava però il contesto. Ho sempre trovato gente che mi rimproverava questa voce alta, questi toni sempre nella parte superiore del pentagramma, questa voce che si stirava ai limiti del falsetto. Uno stress. Finché poco meno di dieci anni fa ad Ariccia è nato un coro. E, come succede ad Hercules nell’omonimo film di WD, finalmente ho trovato il luogo dove potevo essere me stessa, dove la mia voce non creava fastidio. Ed erano serate bellissime, sono stati concerti molto belli, un bel gruppo, tante risate. Forse per le troppe risate e la poca professionalità il coro si sciolse. Personalmente mi sono sentita orfana in quel periodo. Il nuovo coro dell’accademia si è formato a fine gennaio di due anni fa. Tiziano mi aveva appena lasciato. Lei non era stata in grado di mettersi un minimo in discussione per me. Mi sentivo una tabula rasa, mi sentivo tutta da riscrivere, avevo la precisa consapevolezza che più in basso non sarei più potuta andare, che potevo solo risalire. E l’ho fatto. Mi sono svegliata dal torpore, ho cacciato a schiaffi la depressione che non mi permetteva di alzarmi da letto fin da dopo la laurea, ho fatto l’esame di stato, mi sono iscritta al coro, ho iniziato a prendere lezioni di tecnica vocale, ho trovato lavoro, mi sono ripresa il mio uomo. Tutto in quattro mesi. Per questo nel coro ci ho messo l’anima. È stato fine e mezzo di una rinascita bellissima. Questo nuovo coro mi ha messo da subito di fronte ad una dimensione diversa del cantare. C’erano molte meno risate, molto ma molto più impegno. C’erano programmi impegnativi e musica nuova tutta da scoprire. Ho scoperto il barocco e ho provato emozioni che non pensavo una musica non moderna potesse darmi. E gli ho dedicato serate dopo 10 ore di lavoro, l’ho pensato da subito una cosa mia.
ho imparato meglio cosa significa usare la voce, la differenza tra una nota che prendi perché semplicemente ci arrivi e una che ti nasce da dentro. E ho purtroppo anche iniziato ad avere un’ansia da palcoscenico mostruosa.
eppure quel palcoscenico mi fa sentire viva. Un po’ come quando faccio gli addominali: lì per lì ti fa male e vorresti finisse, quando hai finito hai un’energia addosso che ti fa dire “ci vediamo la prossima lezione”, che non ti fa arrendere.


E quelle note che scrivono armonia sul pentagramma ho imparato a leggerle come se fosse un libro, le assecondo, mi fanno piangere di bellezza, mi comunicano qualcosa che non saprei spiegare se non attraverso il canto.
e mi sono accorta che invece l’idea di riprendere quella partitura mi provoca disagio, non benessere. È come se l’entusiasmo verso quella musica fosse stato coperto da una sofferenza più profonda. Antiche paure…la paura di non essere accettati, la paura di essere soli. È questo che lo zio G. ha scatenato in me. Non è stato solo un discorso di orgoglio. Non sono mai stata capace di prendere decisioni importanti lasciandomi guidare dall’orgoglio. È la ferita di aver investito tanto in qualcosa e poi essersi ritrovati soli al momento della resa dei conti. Non è una ferita professionale, è una ferita umana. Fosse stato un fatto professionale avrei pensato “mo ti faccio vedere io”…invece non sono stata in grado neanche di dirgli che mi stava facendo male.
sono assolutamente convinta della scelta che ho fatto. Amo Tiziano (e alla luce delle cose bellissime che mi ha scritto nei commenti credo sia evidente anche il perché) e con lui voglio dividere la vita e creare una famiglia. Ci sono, tuttavia, delle cose che mi è pesato lasciare giù. Una di queste è il coro, chiaramente. Mi aspettavo che questo il maestro lo capisse. Volevo disperatamente che lo capisse. E invece no. Mi aspettavo comprensione. Volevo anche sentirmi ancora parte di un qualcosa per cui, veramente, ho dato fino all’ultima cellula. Mi piaceva pensare che questo mio amore per la musica, questo mio impegno nel coro avessero lasciato un segno. Per questo mi sono sentita usata. Mi sono sentita una voce, non una persona. Come voce sono assolutamente rimpiazzabile, come persona speravo di non esserlo.
è tutto qui, in realtà.
devo capire quanto se andassi giù venerdì sera alla prova e poi sabato al concerto lo farei per me. Ma, nel caso, lo farei perché amo cantare o per cercare ancora disperatamente di tenermi attaccata a qualcosa che mi sta sfuggendo? E perché per me, che odio le classificazioni e i criteri di appartenenza, è così importante potermi definire parte di un coro?

4 commenti:

  1. tesoro, non so cosa consigliarti...la priam cos che mi è venuta in mente è che, ormai, la tua vita è altrove..però lo sai solo tu...
    ti voglio bene tanto tanto tanto!!!

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  2. Non saprei entrare nel merito ma ci tengo a dirti che ogni volta che apprendo qualcosa in piu' di te e del tuo passato non posso fare a meno che ammirarti..
    Un bacione.

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  3. 6 maggio 2006. Registrato. Pensa come sto: Appena ho letto la data mi sono detto "cavolo è tra poco, anzi, è passato. Ah 2006, non 2005". Mi fa piacere dell'invito.
    a presto.

    Mr. Pink

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  4. E che ti devo dire, mi sa proprio di no: il 3 ho una visita medica, il 5 ho il battesimo di mia nipote.....
    La mail probabilmente è andata ad un indirizzo ormai non più esistente!

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