sabato 14 maggio 2005

Se ci sono cose che non mi mancano affatto del posto che ho lasciato, sicuramente quella che mi manca meno è il traffico.2 ore e mezza per arrivare da casa al raccordo e 1 ora e mezza dal raccordo ai castelli...non ci sono parole ripetibili...
di corsa, ma pare che io sia riuscita a fare praticamente tutto quello che mi ero prefissata di fare...l'oculista, l'ottico che mi ha dato altre lenti in prova (si, ogni tanto le rimetto), l'ikea, il negozio di hobbistica, quello di casalinghi, l'orafo ( e finalmente l'anello di tiziano è tornato al suo posto, il mio anulare destro), studio vecchio (recuperata anche la certificazione delle ritenute dell'anno scorso), commercialista, fumetteria, prove del coro...
già il coro...ci sono andata forse anche un po' sulle mie. sono una stronza, e lo so. mi sono resa conto che rispetto a certe persone mi ritengo superiore. che i fatti mi diano ragione è un alto paio di maniche. resta il fatto che mi sento importante. forse lo ero, forse no, forse lo sono, forse no. ma conoscere la musica e avere il dono del senso del ritmo non fanno me migliore degli altri che faticano per arrivare a quello che per me è il punto base. la lontananza mi ha fatto rendere conto di questa cosa. quando ero parte del coro veramente, ovvero fino a cinque mesi fa, non avevo questa sensazione, forse perchè respiravo lo spirito del coro. non mi sentivo superiore. ora sì. e, per quanto non lo faccia di proposito, questa cosa non mi piace molto, fa di me una persona peggiore. detto questo ci sono andata con una paura mostruosa di sbagliare e della reazione del maestro. ci sono andata poco convinta di fare il concerto il giorno dopo.e poi. poi ho sentito l'affetto reale di alcuni dei coristi, anche il totale disinteresse degli altri ma non mi ha fatto né caldo né freddo. poi ho visto il maestro e il sentimento predominante che ho provato è stata la stima. poi ho aperto la partitura e tutto quello che mi circondava non ha avuto più senso. sono nata per cantare, mi piace la mia voce e il canto e la musica in genere riescono a farmi esprimere come niente altro.  così alla prova ho cantato e ho cantato bene considerando che dal giorno della telefonata del maestro non avevo né studiato né ascoltato il cd. così ho deciso, di comune accordo con il maestro, di fare il concerto.
sul concerto ci sarebbe molto, moltissimo da dire. ma non sono capace. l'emozione di cantare nella chiesa del bernini, un luogo sacro intriso di barocco puro, il magnificat di vivaldi trascende l'uso della parola. mi sono emozionata io cantandolo, alcuni tra il pubblico avevano le lacrime agli occhi. un posto bellissimo, una musica in grado di toccare le nostre corde interiori, voci bellissime, strumenti incredibili (voglio dire: due violini, una viola, un violoncello, un fagotto, un liuto, l'organo...). non mi ero mai, mai, emozionata tanto cantando un pezzo.
parlando un po' di tempo fa con Linda riflettevamo sul fatto che la musica ci trasmette delle sensazioni assolutamente particolari. non le saprei spiegare. a volte mi sembra di far l'amore con la musica. pura armonia, pura gioia, pura pace. è come se certe note, certi accordi, certe tonalità (specialmente le minori) facessero un effetto di risonanza con le mie, nostre in quel caso, frequenze interne. queste emozioni io non posso dimenticarle e non posso non essere riconoscente nei confronti della persona che me la ha fatte scoprire, il mio Maestro. ed è vero mi ha ferita ma mi sono resa conto che non l'ha fatto apposta che non se ne è neanche reso conto. Socrate parlava di maieutica, l'arte delle levatrici, l'arte del tirar fuori quello che uno ha dentro. questo è stato il Maestro per me, questo è stato il coro...
il coro. ho lasciato un coro unito ma scarso dal punto di vista della preparazione, ritrovo un coro molto serio e preparato in grado di portare avanti dei pezzi quantomeno impegnativi, ma un coro diviso. gruppi, gelosie, insoddisfazioni, puerilità. troppe cose che con la musica e con le emozioni di cui sopra non hanno nulla a che vedere. alcuni di loro hanno scoperto la dimensione emozionale del cantare e hanno entusiasmo e voglia di imparare, altri vorrebbero un coro per svagarsi e per soddisfare un semplice criterio di appartenenza. ma vorrebbero anche che i primi facessero finta di non volere qualcosa di diverso, vorrebbero che scendessero di nuovo ad un livello comune, rassicurante. ma come puoi pensare che qualcuno che si riempie il cuore di musica possa voler tornare a cantare solo per esercizio vocale? è un po' quello che è successo a me, forse si finisce per sentirsi superiori e per diventare intransigenti verso chi non sa le note e le partiture... non so, visto da fuori il coro sembrava uniro e preparato, visto da dentro è un'unione di persone che cantano senza un fine comune, molto triste...

2 commenti:

  1. Ti stimo. Riesci a perdonare e a non prendertela. Forse sarà perchè hai una grande passione per il coro.
    Io sarei andato lì armato delle migliori intenzioni....e di un machete bello affilato!

    Mr. Pink

    p.s. grazie per il link :))

    RispondiElimina
  2. guarda che tra non molto su splinder potremo incidere le voci...: ci farai sentire la tua, che parla e, soprattutto, che canta?
    bella l'autoanalisi che fai; sempre molto onesta...
    ciao!

    RispondiElimina