martedì 18 luglio 2006

Ho trent’anni, quest’anno. Trent’anni di cui più della metà passati alla ricerca di qualcosa. La verità, la consequenzialità degli eventi, chi e soprattutto perché? Sembra così assurdo che possa essere successo solo per una frase acida che le ho detto. Sembra tutto così confuso.
un anno fa, giorno più giorno meno, dopo l’incidente mi sentivo come un enorme vuoto e in mezzo tanti pezzi di me. Era una sensazione familiare, in un certo qual modo. Ricordo poco, quasi nulla, di quella settimana. Il vuoto e in mezzo tanti pezzi di me. Solo che non c’è nessuno che possa aiutarmi a rimetterli insieme. Io stessa ci ho provato tante volte, ci provo da sedici anni, e mi ferisco sempre con gli spigoli acuminati di pezzi che non combaciano mai. Le risposte, ora le avrei volute. Capire cosa scatena l’odio, capire come un ragazzo di 15 anni possa essere così cattivo da staccare la spina, così perverso e malvagio da chiudere una porta e farmi vedere che mette la chiave in tasca. Tu sei mia, ora, sempre. Aveva ragione. Dovunque io vada, per quanto mi allontani, per quanto io cresca e sia felice, io sono sua. Sono sua nel terrore che mi avvolge nel buio di case e stanze che non conosco, sono sua nel rifiuto di una mano sulla bocca, sono sua ogni volta che germoglia uno dei semi dell’odio che mi ha lasciato dentro e ogni volta mi stupisco di quanti siano.
vorrei risposte, non le trovo. Non le troverò mai, lo so, e la cosa mi uccide.
a volte è un ricordo, una frase sentita o letta, una canzone, sensazioni, sguardi…e precipito giù. Giù nella mia indeterminatezza, giù dove, per quanto sia enorme, non arriva l’amore del mio uomo. Sono sola, lì in fondo. Sola con quei pochi ricordi. E allora rileggo quello che anni fa scrissi cercando di seguirne un filo. Me lo devo, lo faccio ogni volta. Non voglio cancellarli, quei ricordi. Sarebbe stupido anche solo provarci. Devo ricordare a me stessa che ci sono, che non sono pazza. Li avrei potuti rendere pubblici quando ancora non erano ricordi, sedici anni fa. Ma ero troppo annullata, era tutto troppo grande e pesante. Avrei dovuto dimostrare quello che non si può dimostrare, avrei dovuto difendere me stessa da tutto il resto, il paese, il mondo. Ho preferito dover difendere me stessa da me stessa. E ho sbagliato. Ho legittimato un comportamento, mi sono resa ancora più vittima. Ma nei miei tredici anni faceva tanto freddo. Chi parla di violenza dovrebbe sapere di cosa parla e, fortunatamente per lui o lei, il più delle volte non lo sa. Per questo scrivo, non parlo. Parlare significa interagire…sarebbe come parlare di hegel a un bambino delle elementari. Ci sono traumi che non si riesce a raccontare, per vergogna, per paura, perché sono tanti pezzi e non ci sono fili rossi per seguirne la trama. So cos’ero prima, so cosa sono diventata dopo e in mezzo il vuoto. Un vuoto denso, pesante. Un vuoto indeterminato, che non ti fa capire qual è stato il tuo ruolo, sei davvero stata solo vittima? Veramente non c’erano alternative o eri troppo piccola per coglierle? Penso troppo, l’ho sempre saputo. Penso troppo perché le azioni di qualcun altro mi hanno modificato la vita e non ho mai saputo perché. E allora penso all’interno, per così dire. E non mi concedo tregue, non si fugge da se stessi.
e me lo chiedo sempre, come abbia fatto lei. Noi così simili e così diverse. Lei che subiva violenza vera senza violenza  in stanze in penombra, io che subivo molestie con violenza in stanze indeterminate di nero. E la stessa risposta: devo. Noi così annullate da non capire neanche cosa ci spingesse ad accettare qualcosa che era inaccettabile. quando anche dire un no non significava nulla, quando potevi riempire la stanza di no ma non sarebbe servito, quando le lacrime ti mostravano vinta, e lo eravamo, e facevano sentire più potente chi ce le aveva fatte versare. Quando hai paura che non uscirai più, quando vuoi che finisca, quando ti ribelli e scateni solo altra violenza. Queste siamo state, io e lei. Lei era un pulcino, io ero quella forte. Ero così presuntuosa che la vita ha dovuto spezzarmi. Vinta, completamente. Tabula rasa, da ricostruire. Rifare una mappa di se stessi evitando luoghi. Non si può parlare del dolore, allora non lo sapevo, ora lo so. Il dolore non si capisce, fa male, non si accetta. E ti dicono di dimenticare, se anche fosse facile. Non si dimentica. Tutti con facili ricette, tutti sconvolti dal fatto che non vuoi dimenticare, allora sei masochista, sono passati anni… non capisce, la gente, che è meglio cercare di non dimenticare. Tanto se tu cerchi di sfuggire al passato è lui che ti riprende. E ti riprende alle spalle. Una violenza è una condanna e non finirà mai, ci sarà sempre. Tanto vale accettarlo. E parlarne. Solo che è difficile trovare qualcuno che non stringa i pugni, che capisca, che non si senta a disagio. E poi, comunque quel vuoto c’è. Per quante parole puoi spenderci non lo riempirai mai. Due persone sanno le risposte, una è morta, l’altra con lo sguardo dice ancora sei mia, non posso chiedere, non posso sapere. Chi ha giocato con la mia vita, chi ha messo la mia carta sul tavolo raccontando particolari che erano miei e suoi e tali dovevano rimanere. È questa l’essenza del mio vuoto, questa la mia indeterminatezza, il peso che mi porto dentro. Ho dovuto aumentare il mio, di peso, per far finta di non sentire quello dentro. Poi mi sono arresa. Quando finirà, tutto questo? Perché non posso essere semplicemente felice? Perché ci sono ancora fessure in cui entra polvere di ricordi, frammenti. Non posso vivere isolata, lontana, sotto ad una campana. E non so spiegare cosa scateni tutto questo…a volte è un colore, o una frase di un libro, una musica. E non è giusto che sia così, non si è mai al sicuro. So tenere a bada i miei demoni, oggi sto così, ne scrivo, stasera starò già meglio, lo so. Ormai sono rituali che conosco. A volte è più dura e cadi così in fondo che ti sembra di non vedere la superficie. Sai che c’è. E che il tuo uomo, con la massima delicatezza possibile ti aiuterà, come sempre, col suo amore, con un sorriso, a uscire. Vorrei non dovergli dare questo ruolo, so che per lui è pesante. Non posso farci nulla, se non sentirmi colpevole, anche di questo. È difficile stare con me, lo è sempre stato. Penso troppo. E non mi permetto di dimenticare, mai.
mentre salvavo questo post con la data, come sempre, mi sono resa conto che oggi è il compleanno di Daniele. È buffo, è strano, è ironico che oggi mi senta così. È per lui che è iniziato tutto…istinto senza un perché, sensazioni complete e leggere…questo è stato lui, poi: il vuoto. Un vuoto inframmezzato da flash, come guardarsi da fuori, come estraniarsi. Una stanza, un letto, un comò, l’armadio con gli specchi, il comodino a sinistra, la serranda, la foto, l’ombretto scuro per un vestito bianco che ha in qualche modo portato a tutto questo. Flash, niente di più. E su tutti un volto, che dice sei mia. Lo stomaco si chiude, un senso di oppressione. Poi passa, come sempre. Fino alla prossima canzone, frase, colore, sensazione…senza scampo.

10 commenti:

  1. Non posso commentare un post così, ma ci tenevo a dirti che l'ho letto, che ti ammiro.

    Ti dico i miei pensieri, senza alcuna pretesa di niente.
    La tua pienezza di adesso è offuscata da qualcosa che solo tu conosci a fondo, pur non potendola maneggiare come vuoi (difatti ti coglie per dei particolari, in momenti in cui non te l'aspetti...).
    Guarda quante cose sei riuscita a costruire per te stessa...Se io nutro fiducia nel fatto che anche questo buco nero prima o poi avrà contorni così nitidi che potrà...non dico sparire ma essere archiviato...non credo che ti dispiaccia, vero?

    Ti auguro tanta serenità
    Un abbraccio

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  2. Non posso commentare un post così, ma ci tenevo a dirti che l'ho letto, che ti ammiro.

    Ti dico i miei pensieri, senza alcuna pretesa di niente.
    La tua pienezza di adesso è offuscata da qualcosa che solo tu conosci a fondo, pur non potendola maneggiare come vuoi (difatti ti coglie per dei particolari, in momenti in cui non te l'aspetti...).
    Guarda quante cose sei riuscita a costruire per te stessa...Se io nutro fiducia nel fatto che anche questo buco nero prima o poi avrà contorni così nitidi che potrà...non dico sparire ma essere archiviato...non credo che ti dispiaccia, vero?

    Ti auguro tanta serenità
    Un abbraccio

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  3. Non ho commenti possibili. Ti lascio un abbraccio e passo oltre, le cazzate solite mi sembrano fuori luogo.

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  4. Non mi aspettavo di leggere un post del genere..e ora anche la domanda che volevo farti perde importanza perchè credo di aver capito quale sia la risposta..
    Sono dispiaciuta ed amareggiata..
    Credo che nessuna parola valga a riempire il vuoto che senti..e credo anche sia sempre e comunque banale o fuori luogo..Il dolore che hai provato e che ti accompagna non lo posso capire e non mi arrogo il diritto di farlo..
    Posso solamente dirti che ti ammiro e che ti auguro tutto il bene che meriti..
    Ylenia

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  5. Non mi aspettavo di leggere un post del genere..e ora anche la domanda che volevo farti perde importanza perchè credo di aver capito quale sia la risposta..
    Sono dispiaciuta ed amareggiata..
    Credo che nessuna parola valga a riempire il vuoto che senti..e credo anche sia sempre e comunque banale o fuori luogo..Il dolore che hai provato e che ti accompagna non lo posso capire e non mi arrogo il diritto di farlo..
    Posso solamente dirti che ti ammiro e che ti auguro tutto il bene che meriti..
    Ylenia

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  6. a volte si ricade giù e si pensa che ancora una volta hai fallito e che il motivo per cui cadi giù è più forte di te. Ma non è così e lo sai, tu conosci la tua paura e tu sai che dopo aver scritto tutto questo starai meglio. sarà qualcosa che, a volte, tornerà perchè, nel male, fa parte di te. ma tu ora sai come aprire quella porta e andartene. certe cose nons i superano con l'età, con l'amore di chi ci sta intorno ecc. Certo, certe cose possono aiutare ma non risolvono ed è per questo che ogni tanto, ritornano. Ma tu (e lo sai) sei immensamnte più forte dei tuoi ricordi. ti bacio tanto
    laura

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  7. a volte si ricade giù e si pensa che ancora una volta hai fallito e che il motivo per cui cadi giù è più forte di te. Ma non è così e lo sai, tu conosci la tua paura e tu sai che dopo aver scritto tutto questo starai meglio. sarà qualcosa che, a volte, tornerà perchè, nel male, fa parte di te. ma tu ora sai come aprire quella porta e andartene. certe cose nons i superano con l'età, con l'amore di chi ci sta intorno ecc. Certo, certe cose possono aiutare ma non risolvono ed è per questo che ogni tanto, ritornano. Ma tu (e lo sai) sei immensamnte più forte dei tuoi ricordi. ti bacio tanto
    laura

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  8. ciao fra, ti ho "conosciuto" su gol e curiosa come sono ho visitato il uo splendido blog. non ci sono parole, sarebbero stonate e superflue.
    serenità per te...
    laura 69

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  9. ciao fra, ti ho "conosciuto" su gol e curiosa come sono ho visitato il uo splendido blog. non ci sono parole, sarebbero stonate e superflue.
    serenità per te...
    laura 69

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  10. C'è davvero qualcuno così stronzo da considerarti masochista? Per molto meno si sta malissimo. Cerca solo di non sentirti sbagliata. E non è un consiglio, è un augurio. Per il resto, taccio, fortunatamente non ne so niente, come giustamente dici tu.

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