in procinto di scendere a roma, sto preparando da qualche giorno le scatole delle cose del pca da riportare ai miei per prendere invece quelle delle cose più grandi.
e...beh m'è venuto un magone assurdo.
mi sono chiesta se questa sarà stata l'ultima volta che ho avuto in mano quei body e quelle tutine piccolissime oppure se la vita mi concederà un altro fagottello da vestire, prima o poi.
se questo fagottello sarà una bimba oppure, come mi sento che accadrà, un altro maschietto...come sarebbe averne un altro, un'altra gravidanza, un altro fratellino che non è più il "più piccolo", altri rapporti da preparare, da spiegare...un altro biimbo da crescere, imparando dagli errori fatti coi precedenti.
quando è arrivato l'enp ero felicissima ma spaventatissima...avevo il terrore che qualcosa potesse andar male perché era il sogno della mia vita, perché lo volevo da un casino di tempo, perché era tutto nuovo.
e ho passato la gravidanza a sentirmi e a percepirmi in ogni singola cellula, come a verificare, istante per istante, che andasse tutto bene. Mi sentivo un nido.
e poi è nato ed è stato tutto nuovo e complicato: l'enp era un bambino buonissimo ma con una spiccata predisposizione all'indipendenza (e lo è ancora!) e tutti i film che mi ero fatta di questo rapporto simbiotico che si sarebbe creato tra noi svanirono miseramente in fumo. Non riusciva ad attaccarsi per via dei capezzoli rientrati, lo allattavo con il paracapezzolo e lui tranquillo ciucciava e non cresceva. quando mi proposero il latte artificiale lo accolsi come una benedizione. e nel frattempo lui continuava a non cercarci, a dormire da solo, senza coccole, senza tetta...buon per la sua indipendenza (lo scrissi allora e lo penso ancora oggi: non ha bisogno di noi per essere felice e questo è un dono che la vita gli fa) ma era una spremuta di sangue per il mio ego di mamma.
il pca è arrivato in un momento particolare, è stato concepito proprio a ridosso del giorno in cui m'ero fatta chiarezza nel cuore e m'ero ritrovata e avevo ritrovato Lei.
la gravidanza fin da subito era stata diversa: nausea, acidità e soprattutto contrazioni e progesterone. Ma il tempo di ascoltare le mie cellule non l'ho avuto...prima l'enp s'è preso una broncopolmonite, poi a ottobre una bronchite, poi a novembre ha avuto una crisi respiratoria e siamo finiti ricoverati, poi la crisi respiratoria l'ho avuta io, poi ci sono stati i lavori e il trasloco e sistema e pulisci e l'ansia per un figlio che per il suo bene lasci quasi due mesi ai nonni ma che ti manca troppo...insomma quando parlavo con il pca gli dicevo "amore mi raccomando tieniti stretto a mamma". ma il tempo per le seghe mentali non l'ho avuto e ho avuto una gravidanza decisamente più serena.
e poi è nato e già ero più preparata...dell'enp il travaglio era durato tanto anche per colpa mia che mi opponevo al dolore bloccando le contrazioni. mi ricordo di aver pensato ad un certo punto che quel figlio non lo volevo più, che non ce l'avrei mai fatta. il travaglio del pca è stato più breve perché ho accettato il dolore e l'ho assecondato, perché ho resistito a sono rimasta in piedi.
e poi...è nato. e da subito ha istaurato, lui, un fortissimo legame con me. ha cercato il mio seno e s'è attaccato con una forza incredibile (mi lasciò i lividi, mica per dire), ciucciando come un disperato, cercandomi. Ha ciucciato talmente forte che ha risolto i problema dei capezzoli rientrati e non c'è mai stato bisogno del paracapezzolo.
il pca non è indipendente: a volte vuole la tetta per dormire, o vuole le coccole e onon vuole stare solo o vuole essere preso in braccio. questo per me era fantascienza: l'enp non si era mai sognato di dimostrare di avere bisogni del genere e io, paurosa di dargli chissà che vizi, mi regolavo di conseguenza.
questo non significa chiaramente che l'enp sia stato un bambino trascurato, anzi. solo che sembrava sempre di imporgli le coccole, sembrava che lui fosse superiore a queste esigenze.
di conseguenza ora mi sento in colpa perchè con la pca ho scoperto un mondo nuovo, fatto di interazione, di complicità, di coccole volute e mi chiedo se non ho sbagliato qualcosa io o se semplicemente l'enp è fatto così.
per inciso ora che c'è il fratello, lui ci cerca di più. ma non lo fa con gelosia, o per farsi rassicurare...lo fa per affetto, per coccola. sembra insomma che Valerio gli abbia insegnato un modo diverso di relazionarsi con noi.
e noi, stiamo crescendo e imparando dai nostri figli quelle che sono le cose importanti della vita, stiamo imparando che la felicità c'è ed è nelle piccole cose, che l'impaziennza non porta da nessuna parte, che ci sono dei ritmi in cui non ci è concesso interferire.
Che due anni fa eravamo ancora due e oggi siamo quattro...e c'è un abisso in mezzo.
"che l'impazienza non ci porta da nessuna parte"
RispondiEliminaquanto è vero mia cara testimone!
posso dire, da osservatrice esterna, che l'enp è un bambino allegro, socievole e simpatico.
che patatoso è un bambino tenerello e sorridente, sempre.
mi sembra un gran risultato!
vi voglio bene!
p.s. non ti avevo raccontato dei casini della casa perchè...non erano ancora accaduti O_o
Forse è proprio vero che il fratellino ha insegnato al fratellone un modo diverso di interagire con voi...
RispondiEliminaUn bacione a te e ai piccoli.
Ps. Io spero che ci sarà il/la terzo/a pupetto/a... lo spero davvero se è questo quello che volete... Baci!
dico una cosa ovvia, ma il fatto è che son due bimbi diversi, tutto qua; entrambi meravigliosi, ma con caratteri diversi.
RispondiElimina^_^ un bacione a tutti voi!