lunedì 21 maggio 2007

UN MESE FA...

Il 19 aprile, pomeriggio, ero come al solito in piscina. Come al solito l’argomento principale era il mio pancione. “noooo, tanto vedrai che arriverai a fine mese: non hai cambiato faccia” eggià perché pare che non ti facciano partorire se non hai le labbra come due canotti, il naso negroide e la faccia che sembra una pizza margherita. Vabbè.
insomma faccio la solita lezione di acquagym, e faccio pure gli addominali, tanto per, saluto tutti con la promessa di avvisarli delle novità e me ne torno a casa. Naturalmente l’uomo di casa, il senior, faceva la notte quindi tipo a mezzanotte ci siamo salutati per rivederci la mattina dopo. Nel frattempo che lui rendeva i suoi servizi allo stato, io iniziavo a perdere il tappo mucoso. Contrazioni zero, ok saranno i prodromi…tanto ci hanno detto che possono durare giorni e giorni!
mattina dopo, 20 aprile, mi sveglio con un doloretto. Dopo qualche minuto un altro, poi ancora. Con moooolta calma sveglio l’uomo di casa senior e lo informo. In un attimo gli occhi del sopraccitato uomo di casa senior si fanno a piattino. Io sono molto, ma molto, calma. Faccio, come da manuale, una doccia calda ma le contrazioni non passano. Dobbiamo andare comunque a Grosseto per fare un salto in tribunale, vorrà dire che ci allunghiamo in ospedale…
in ospedale, quando dico che ho delle contrazioni, mi guardano in faccia e capiscono dal dolorometro oculare che non sono quelle giuste, ma mi fanno comunque un tracciato per farlo capire anche a me. Mi visitano e “signora, il collo è morbido e appianato ma è ancora posteriore e chiuso. Potrebbero volerci cinque ore come anche dieci giorni”. Bene, cioè, male, però vada come deve andare. S’è fatta una certa , c’è venuta fame e andiamo da mc donald, dove il padre di mio figlio osa negarmi con piglio talebano un panino con l’insalata (ecco, ti pare che potessi correre il rischio di prendermi ‘sta cacchio di toxo a 40 settimane?).
torniamo a casa.
alle 17 circa parte la prima contrazione. E sì, fa abbastanza più male di quelle della mattina. Irregolari fino alle 19:38, da quel momento una ogni 5 minuti. Con calma si mangia, il papà ha preparato la pizza, la mamma riesce sì e no a mangiarne metà, ha una nausea da primo trimestre! Andiamo, non andiamo? Dopo cena si decide di aspettare un po’ e si decide di passare il tempo giocando a scarabeo, tra una contrazione e l’altra. Per la cronaca, vince la mamma.
prendiamo la valigia, montiamo in macchina e con Cammariere in sottofondo ci dirigiamo di nuovo a Grosseto nella totale assenza di macchine dell’aurelia notturna. Lungo la strada un turbinio di emozioni: stiamo per conoscere nostro figlio, tra qualche, speriamo, ora questa panciona non ci sarà più, il viaggio di ritorno forse lo faremo in tre…
Lì stavolta ci prendono abbastanza sul serio: il tracciato rivela delle contrazioni abbastanza serie da essere considerate e la visita dichiara i tre cm necessari al ricovero. Sono le 1:30 del mattino del 21 aprile. La mamma riesce pure a far ridere l’ostetrica di turno dichiarando che le dispiace che nascendo di sabato (ebbene sì, a Grosseto funziona così) non potrà donare il cordone, ma che non si sente abbastanza altruista per arrivare fino a domenica…
Ci mettono in una stanzetta intermedia in attesa che la dilatazione ci faccia guadagnare un biglietto sola andata per la sala travaglio. L’uomo di casa si appisola, la sottoscritta passa il tempo tra una contrazione e l’altra col suo fidato lettore mp3. ogni ora l’ostetrica viene a visitarmi: dopo un’ora 4 cm, già parte lo scazzo, dopo due ore ancora 4 cm, insomma quando alle 5 di mattina sono ancora meno di 5 cm mi piglia male. Perché quando una nasce in una famiglia in cui tra travaglio e parto ce la si spiccia in meno di 5 ore, una si illude sia genetico. E invece no. Quando dico mi piglia male, intendo che inizio a piangere disperata e inizio a pensare che non finirà mai.


Alle 7 circa finalmente pare che siamo arrivati a quei tipo 5 cm necessari per andare in sala travaglio. Che poi è praticamente uguale alla stanza dove eravamo ma almeno la mamma si sente più rassicurata e seguita, il ché fa molto.

Da lì in poi è un ricordo confuso: dicono che la mente umana tende a eliminare i ricordi del dolore e probabilmente è vero. Di quelle ore ricordo di aver provato dolore ma ho solo dei flash. Flash che di solito coincidono con ciò che io ho vissuto come maggiormente traumatico: le visite per vedere la dilatazione. Dilatazione che è andata anche a rilento, sempre rispetto a quello che mi aspettavo. Insomma quando ci portano in questa stanza, io mi metto sullo sgabello, a gambe larghe, testa appoggiata su un cuscino ai piedi del letto e cerco di rilassarmi il più possibile per favorire le contrazioni. All’inizio canto, poi canta con me anche Tiziano, tra una visita e l’altra nella pausa tra le contrazioni riesco pure a dormire! Solo che le visite mi mettono di fronte ad una brutta realtà: alle 10 del mattino sono ancora di 7 cm e stanca, assonnata, scazzata, medito di uccidere mia madre per non avermi trasmesso il gene della velocità del parto e per avermi convinto che fare un figlio in due ore sia la normalità.

Per accelerare un po’ la faccenda verso le 10 -10 e mezza decidono di rompermi le acque e viene la ginecologa di turno armata di bastoncino simil ristorante cinese. Chiaramente non fa male ma sento tanto liquido caldo uscire fuori. Vedo la faccia di Tiz, quella dell’ostetrica e capisco, ma lo chiedo lo stesso, che le acque non sono proprio limpide. E infatti sono marroncine. A ripensarci ora dico vabbé, il meconio, mio figlio ha fatto la prima cacca ancora inside, ma lì per lì so anche che le acque scure possono essere indice di sofferenza fetale, so che quando è nata Ale le acque erano scure e mi piglia un coccolone. Da quel momento l’ostetrica starà quasi in pianta stabile con noi e io sarò sotto monitoraggio per vedere se il battito del piccolo evidenzia qualcosa di potenzialmente pericoloso. Cosa che per fortuna non avverrà.

Nel frattempo in sala parto, a tre metri da me, una ragazza urlava che “non ce la fo”e urlava, urlava! E io penso: ecco io sono ancora qui e già mi sento morire, lei in sala travaglio non ha urlato e io già ora sono sull’orlo della crisi di nervi, ommioddio cosa mi aspetta? Non ce la farò mai!
la dilatazione procede ma a rilento, sono intorno ai 9 cm e dovrebbe mancar poco ma sembra che il tempo si dilati all’infinito; il tempo sì, io no. Le contrazioni dopo la rottura delle acque sono allucinanti e soprattutto diversissime da quelle prima. La sensazione è che mi si stia spaccando di netto la schiena. Ora, lo so che, come mi ha ripetuto ad libitum l’ostetrica, se non si chiama passeggiata di parto ma travaglio di parto un motivo ci dovrà pur essere, ma se una c’ha già di suo il culo cosmico di avere un’ernia del disco parzialmente uscita esattamente nel punto in cui si sentono le contrazioni allora magari è un filino peggio, soprattutto perché nessuno sembra crederle quando lo dice e nessuno sembra farci caso. Dicono: è normale provare mal di schiena. Ok. Però da quando sono uscita dalla sala parto continuo ad averlo, vorrà dire qualcosa?

Questa particolare condizione porta me sull’orlo della crisi di nervi e minaccio il consorte nell’ordine dicendo “il prossimo lo adottiamo”, “il prossimo nasce a roma, dove ci sarà l’epidurale”, “il prossimo sarà un cesareo programmato”, “il prossimo non ci sarà”. Ecco. Il solo fatto che quel sant’uomo non mi abbia mandato a cagare bensì sia rimasto lì al mio fianco e abbia cercato di consolarmi e aiutarmi in ogni modo penso sia la prova tangibile di quanto mi ami.

Continuano le visite per controllare la dilatazione e lì mi trasformo nella bambina dell’esorcista: urlo come mai in vita mia, e dire che odio le donne che urlano. Il fatto è che la visita è allucinante: già avere qualcuno che ti ravana proprio lì non è il massimo, ma averlo mentre sei obbligata a stare sdraiata, con la schiena che già del suo è a pezzi, e soprattutto in concomitanza con i picchi della contrazione è una cosa allucinante. Chiaramente non ricordo il dolore in sé, ma la sensazione di “oddio qui mi si spacca la schiena” la ricordo ancora abbastanza bene, ecco.
fattostà che io comunque non riesco a dilatarmi fino in fondo. Manca poco, mi dicono. Io inizio a non crederci, sono tipo 5 o 6 ore che mi dicono la stessa cosa! apprendo una grande e scomoda verità: quando le ostetriche dicono che “ci si dilata un cm l’ora” potrebbero pure aver fatto una stima per eccesso.  Mi fanno il buscopan, nulla. A quel punto mi propongono l’ossitocina e io urlo che non la voglio assolutamente. Alla fine la ginecologa, l’ostetrica ma soprattutto Tiziano riescono a convincermi e mi mettono st’ossitocina. Le contrazioni si ravvicinano e a me viene non la voglia, quanto l’esigenza, di spingere. Lo dico, tutti felici. Siamo in sala travaglio e sono circa le 11 e mezza: inizio a dare delle spinte per assecondare le contrazioni. Oddio tira tutto, fa una certa impressione. Tre o quattro spinte, faccio leva sulle mani del mio uomo e dell’ostetrica e vado giù di addominali (eccheccavolo saranno servite tre lezioni di ginnastica in acqua a settimana!). l’ostetrica dice che si vede la testa, Tiziano, che per me rappresenta la voce della verità, conferma. Ok, si va in sala parto. Ci vado da sola, sulle mie gambe, con la testolina di mio figlio che preme proprio lì, bei momenti.

Sono spaventata e rassegnata mentre varco quella porta: al corso ci hanno detto che di solito la fase espulsiva dura da una a due ore!

Mi arrampico sul lettino e scopro che ci sono delle splenderrime maniglie su cui far leva per spingere. Il tempo di capirlo e il mio corpo mi fa capire che è ora di passare dalla teoria alla pratica. Devo spingere, è un imperativo che mi attraversa la schiena. L’ostetrica mi dà l’ok. La testa di mio figlio, leggermente rientrata nel momento in cui mi ero spostata in sala parto, si ripresenta proprio lì. Mi disinfettano, decidono che magari facendo un tagliettino potrebbero aiutarmi. Sento le punture dell’anestesia, tre, e poi vedo che prende le forbici. Mi concentro sul viso del mio uomo per non pensare a cosa mi stanno facendo, penso che non la volevo l’episiotomia, poi penso che mio figlio sta per nascere e non mi frega più nulla, al taglio ci penserò dopo.
devo di nuovo spingere, lo dico e l’ostetrica mi da l’ok. Trattengo il respiro e spingo con tutta la forza che improvvisamente sento di avere. Una spinta, sola, quella. Tiziano mi aiuta tirandomi su la testa per assecondare la spinta. Sento qualcosa uscire, vedo qualcosa uscire. Vedo l’ostetrica stupita. Mio figlio è lì, nelle sue mani. Una spinta, mio figlio, bellissimo, sporco, viola, urlante. Sono le 12:03. sono talmente emozionata che neanche lo sento piangere e mi preoccupo di conseguenza. Fuori dalla sala, le due neo-nonne, arrivate da appena dieci minuti, sentono piangere e si abbracciano. Guardo Tiziano, ci guardiamo e non siamo in grado di dirci niente. Nel frattempo io spingo ancora per far uscire la placenta e il pargolo viene pesato e tagliandato e supera il primo esame della sua vita riportando un punteggio molto alto. io lo vedo da lontano e ancora non ci credo, le cose che sento non credo sarei in grado di spiegarle neanche tra cento anni. Un’infermiera dolcissima mi si avvicina e mi dice che lì fuori c’è Ale, disperata e preoccupata, e mi chiede se può farla entrare. Certo. Così la vestono e la fanno entrare mentre al di là di un paravento mi ricuciono un po’. Poi lei esce, io mi alzo e torniamo in sala travaglio, dove finalmente conosco, annuso e coccolo mio figlio. Lo guardo e scompare il dolore, e non ricordo più nulla e non mi capacito che quell’esserino così grosso e lungo potesse stare tutto nella mia pancia. Lo guardo, gli parlo, lo adoro. E quello che provo, ora come allora, è amore assoluto. Per lui e per l’uomo che me lo ha dato.

14 commenti:

  1. che racconto bellissimo! ancora tanti tanti tanti tantissimi auguri!

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  2. ho letto tutto incrociando le gambe e attorcigliandomi su me stessa.
    madò, che faticaccia ciccia!
    però mi sono emozionata e ho piagnucolato un po'.
    tesoruccia, è stata dura (molto) ma la ricompensa vale davvero la epnsa.
    ti voglio bene
    la

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  3. ho letto tutto incrociando le gambe e attorcigliandomi su me stessa.
    madò, che faticaccia ciccia!
    però mi sono emozionata e ho piagnucolato un po'.
    tesoruccia, è stata dura (molto) ma la ricompensa vale davvero la epnsa.
    ti voglio bene
    la

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  4. Già un mese!!!

    (e io mi sono stappata stanotte...ti farò sapere!)

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  5. Già un mese!!!

    (e io mi sono stappata stanotte...ti farò sapere!)

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  6. cHE DOLORE CHE MI HA PROCURATO QUESTO RACCONTO... ma anche tanta dolcezza e tanta consapevolezza che un giorno accadra' anche a me e non potro' che dimenticare tutto. :)

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  7. brava fra, i miei complimenti per la forza che hai trovato per superare questo momento. ora ti senti infinitamente più forte, ed è quello che sentono tutte le madri che hanno partorito naturalmente: la consapevolezza di aver superato un momento così duro e difficile, ma così immensamente bello. ti auguro una serena felicità con il tuo piccolino. goditelo in questi irripetibili momenti. ed io non so perchè, ma continuo a pensare al terzo figlio... sarò pazza?

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  8. mamma mia quanto mi hai fatto commuovere....

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  9. Leggo solo ora questo racconto di vita. Lacrime copiose scendono dai miei occhi, io e maritino stiamo cercando un figlio e non sai quanta paura ho del parto, nonostante non sia ancora incinta. Ora tu me l'hai fatta scomparire... quasi tutta! Il tuo racconto è semplicemente meraviglioso!
    Auguri!!!

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  10. Leggo solo ora questo racconto di vita. Lacrime copiose scendono dai miei occhi, io e maritino stiamo cercando un figlio e non sai quanta paura ho del parto, nonostante non sia ancora incinta. Ora tu me l'hai fatta scomparire... quasi tutta! Il tuo racconto è semplicemente meraviglioso!
    Auguri!!!

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