mercoledì 15 marzo 2006

CARA  S.

io sono fatta così. vivo ogni distacco come un abbandono, ogni abbandono come un trauma. anche tu mi hai abbandonato, anni fa. e non te ne sei mai resa conto, tristemente.
mi hai abbandonato a freddo, una mattina di ormai 15 anni e mezzo fa. io ero felice, tu m'hai definita "puttana". io, quel puttana, me lo sono preso e sono stata anche incapace di controbattere ad un amica che non riusciva ad essere semplicemente felice della mia sola felicità.
quella notte era stata bella. Lui mi interessava, lo sapevi. mi dicesti che avevo fatto una cazzata. mi chiamasti puttana per una notte di baci e carezze, per uno sguardo di felicità che per te, evidentemente, quella mattina era di troppo.
ne sono passati di giorni. poi successe che qualcuno mi fece passare pomeriggi di terrore e lacrime, tu non c'eri, eri in vacanza. in una calda estate ho perduto la fiducia nel mondo. te ne parlai, forse mesi dopo, quando ci siamo scoperte ancora nella stessa classe, ancora nello stesso banco ad iniziare un'altra avventura. te ne parlai col pudore che accompagna tutte le cose serie. lo sai: posso parlare di sesso per ore, di meccanica del sesso...per raccontarti di quella notte fotocopiai la pagina del mio diario, quello con la chiave, e te la diedi senza una parola, ricordi?
le cose cambiarono...lui era diventato un'ossessione e tutti a credere ciò che era meglio credere: che fosse una cotta adolescenziale. io ingrassavo e tutti a credere ciò che era meglio credere: che mi piacesse mangiare. Ho messo 40 kg nei 5 anni di liceo, è circa la metà di quelli che peso adesso. 40 kg di maschera per non espormi a nessuno, neanche a te. le voci corrono, si sa. in un paese di periferia come il nostro corrono ancora di più. piano piano tutti voi vi siete scontrati con una notizia, con un'insinuazione, con un sospetto. Non siete venuti da me, non avete voluto confrontarvi con una realtà che lasciava sconvolti.
avete preferito credere che una ragazzina di 13 anni e mezzo fosse una puttana piuttosto che chiederle qualcosa. ci ero già passata, con Barbara: lo stesso schifo, lo stesso sapere, grandi, adolescenti, vecchi. nessuno ha fatto un cazzo, violenza su violenza.
l'ho saputo anni dopo che anche i nostri capi sapevano. ho mollato. ho mollato in quel preciso istante, nella macchina di uno di loro. non sono più tornata in sede, non potevo più guardarvi. processata in contumacia, senza appello.
perché non sei scappata prima? perché sei rimasta in quel gruppo?
per l'illusione che gli altri non sapessero o non giudicassero. era successo, basta, lasciatemi sola a leccarmi le ferite. non potevo più descriverti la mia vita, non avresti capito. capitava che in sede la gente mi chiedesse un pompino, a te chiedevano i fiammiferi. tu neanche lo sapevi cos'era un pompino. io l'inferno l'avevo visto con barbara e poi c'ero caduta dentro, da sola. barbara aveva me: non l'ho mai giudicata. io non avevo più te. eri troppo presa dalla tua adolescenza, dai tuoi sogni amorosi. no, non dovevi smettere di vivere per me. dovevi chiedermi come stai? e ascoltare la risposta. tra il terzo e il quarto anno le cose cambiarono, iniziammo a staccarci. tu lo imputasti a Tiziano: stava diventando una storia seria. vero, ma non come credi tu. Tiziano, suo malgrado, aveva riaperto ferite che avevo chiuso. vivere il proprio corpo insieme ad un altro, creare la propria intimità...cose bellissime, ora lo sai. io allora mi resi conto di cosa mi era stato sottratto, di cosa avevo perso. fu dura: un anno di mal di testa e di pianti. non fa male, non fa male, rialzati. 10, 100, 1000 volte. tu continuavi a non chiedermi nulla, non l'hai mai fatto. e il tuo silenzio pesava più dei loro giudizi urlati.
non hai mai capito. anni dopo è morto il fratello di Daniele. non me l'avete detto, non me l'hai detto. l'ho scoperto dopo. mi volevi proteggere da qualcuno che ho amato con e per disperazione, non volevi renderti conto di dovermi proteggere dalle risate di un altro ragazzo in cortile. per un anno non sono uscita a ricreazione, o sono rimasta molto vicina al portone e tu non ti sei mai chiesta come mai. avevo un bisogno disperato di approvazione, simpatizzavo coi prof, voi mi etichettaste come secchiona: e come mai nei primi due anni di liceo non lo ero stata?
tre anni fa quel ragazzo che rideva in cortile è morto. l'ho scoperto dal manifesto funebre: pensavo fosse il nonno, poi ho visto l'età e il mondo ha iniziato a girare vorticosamente. voi siete andati al funerale, avete pianto, avete detto poverino. io al funerale non ci sono andata: avrei avuto voglia di gridare alla madre perché conoscevo la sua camera da letto meglio della mia. sono stata al cimitero, tempo dopo. ci sono stata da sola, sorretta dal mio odio, rabboccandogliene il vaso dei fiori affinchè gliene restasse un po'. ho pianto, gli altri avranno pensato che avevo perso un amico, uno importante. no, gente, ho perso me stessa. una parte di me è dietro quella lapide ma per lei niente foto e niente fiori. solo giudizi e silenzi.
perché ho pensato tutto questo? perché ieri sera mi sei venuta in mente, perché sto per spedire le partecipazioni, quelle senza invito, e ci sei anche tu. e mi sono immaginata la tua faccia se il giorno del matrimonio verrà anche una persona cui tengo molto: la prof. ursula. e non capirai, ora come allora. non capirai come la stima di quella donna mi abbia salvato nelle sere in cui il coltellino in mano era un'alternativa allettante. ecco. io avrei voluto che al suo posto ci fossi tu. avrei voluto mandarti anche l'invito. tu l'hai rifiutato, una mattina di quasi 16 anni fa.
questo avrei voluto scriverti stamattina e invece ti ho scritto "buongiorno" come al solito...

3 commenti:

  1. Di nuovo, non trovo le parole per commentare... mi chiedo come tu abbia fatto a tenerti questo peso per tanto tempo. Un bacio.

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  2. Grazie, Francesca.
    Per queste parole così intime.
    Sei sopravvissuta a tanto dolore, questo ti ha certamente reso più forte, anche se ci sono giorni in cui forse ti vorresti rannicchiare nella tua..fragilità di quel che è stato.
    Un bacio.
    :-)

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